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Workshop Raccontare  per immagini

docente
di Giancarlo Torresani (Docente FIAF - Direttore DiD
"Dipartimento Didattica")


A chi è rivolto:

interessati ad approfondire l’ideazione e la realizzazione di un RACCONTO fotografico.

Argomenti trattati:

note introduttive
fotografia singola o racconto?     
un fatto espressivo, non solo narrativo
il racconto fotografico e l’idea centrale
…alcuni esempi
note conclusive

Metodologia adottata:

utilizzo di video-proiezione multimediale.  

date in definizione

costo 90,00euro


Giancarlo Torresani

Nasce a Malles Venosta (BZ), risiede ora a TRIESTE dopo aver svolto per molti anni l'attività di Docente di Scuola Media. Da una precedente esperienza maturata nel campo delle arti figurative decide di passare alla fotografia nel 1968.

Si è occupato per molti anni di organizzazione e diffusione della fotografia gestendo anche spazi espositivi curando mostre sia di autori affermati che di nuovi talenti.
Interessato ai processi comunicativi svolge attività di operatore culturale nell'ambito della comunicazione visiva come critico ed esperto in lettura di Portfolio.

Organizza e conduce corsi di fotografia di vario genere - stage - seminari - workshops a tema - corsi di lettura dell'immagine presso Istituti Scolastici, Biblioteche Civiche, Istituzioni Pubbliche, FotoClubs regionali e non. Redattore di Fotoit collabora ad alcune riviste di settore nella realizzazione editoriale di opere nell’ambito della fotografia d’autore.

Delegato Provinciale e Regionale (1984/1999), Consigliere Nazionale FIAF (1999/2008), già Direttore DAC "Dipartimento Attività Culturali" (1999/2010) dirige dal 2010 il "Dipartimento Didattica" della FIAF.
Insignito BFI "Benemerito Della Fotografia Italiana" (1986), riceve dalla FIAP (Fédération Internationale de l'Art Photographique) l'onorificenza ESFIAP «Excellence FIAP Pour Services Rendus» (1997).
Nel 2002, in riconoscimento della sua lunga e proficua opera di divulgazione ed insegnamento a favore della fotografia e della FIAF, viene insignito Sem.FIAF «Seminatore FIAF».
Nell’ambito della manifestazione "TrapanInFoto" 2012 riceve il Premio alla Cultura Fotografica "Salvatore Margagliotti". Socio Onorario UIF (Unione Italiana
Fotoamatori) dal 2012.



 



DiD – Dipartimento Didattica
Appunti a margine del Seminario per Docenti e Tutors – Torino 8-10 nov. 2013
Raccontare per immagini
Alcuni spunti di riflessione sul RACCONTO fotografico
a) DOCUMENTARE ed ESPRIMERE
a.1- fotografia come documento
a.2- fotografia come mezzo di espressione
b) il RACCONTO FOTOGRAFICO
b.1- il tema, fotografia singola o racconto?
b.2- Il Racconto fotografico e l’idea centrale
b.3- tre aspetti del raccontare con le immagini
a) DOCUMENTARE ed ESPRIMERE (parte prima)
a.1 –
Fotografia come documento
Def. La "fotografia" é un’immagine tecnica di natura iconica cioè figurativa,
come la "pittura", il "disegno", la "scultura" ecc.
…ma la fotografia si differenzia profondamente da queste forme d'espressione proprio perché
"tecnica", cioè fatta da una macchina che di sua natura produce un’immagine nell'istante in
cui si mette ad operare come macchina, a differenza per esempio dei pennelli che, per loro
natura, quando operano producono una traccia e non un’immagine.
Ciò comporta che :
1. la "fotografia" riproduca nei propri "contorni" i contorni delle cose; mentre
2. la "pittura", il "disegno", la "scultura" riproducono nei propri "contorni" i contorni
dell’immagine mentale (i contorni dell’idea) esistente nella testa dell'autore.
A differenza del pittore, che nel realizzare il quadro guida la propria mano secondo l'immagine
(mentale) che ha in testa, il fotografo guida la macchina fotografica in maniera che questa
venga a rappresentare il "soggetto" nel "modo" che egli vuole (mentalmente).
Mentre il pittore, per esempio, può rappresentare un "soggetto" lontano, perfino immaginario,
il fotografo può solo rappresentare un "soggetto" che si trovi fisicamente (realmente) davanti
alla fotocamera. Da questa caratteristica della "fotografia" è nato il concetto della fotografia
stessa quale "immagine informativa", tale cioè da distinguersi da tutte le altre forme di
comunicazione per il fatto di "informarci" sui contorni reali delle cose e degli eventi.
Di qui la convinzione che sta dietro a frasi come:
" L'ho visto in fotografia !" ... per dire che un
certo evento sta in un certo modo. Di qui anche il concetto di "fotografia" "documento".
Ma questo concetto è assai più limitato di quanto non possa sembrare a prima vista. Infatti:
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a) la fotografia documenta il soggetto ripreso,
solo relativamente all'istante in cui esso è stato ripreso.
Se per esempio l'aprirsi al sorriso di un volto dura qualche secondo e passa attraverso
una posizione della bocca che può sembrare una smorfia, la fotografia scattata
nell'istante di quella posizione di passaggio dirà "smorfia" e non "sorriso".
La foto documenterà sì quell'istante, ma come fosse fisso, mentre è di passaggio;
quindi di fatto non documenterà affatto l'azione del sorriso.
b) la fotografia documenta, anche l'istante che documenta ,
subordinatamente alle DE-FORMAZIONI TECNICHE cui il mezzo tecnico soggiace.
La prima di queste de-formazioni è
1. la "BIDIMENSIONALITA" al posto della tridimensionalità.
Seguono poi tutte quelle de-formazioni legate
2. al tipo di "OBIETTIVO"
3. al tipo di "PELLICOLA", “SENSIBILITÀ” e dimensione del “SENSORE”
4. alla "POSIZIONE" della fotocamera, già considerati come MEZZI ESPRESSIVI
Le DE-FORMAZIONI TECNICHE sono lo strumento del quale il fotografo si serve per riuscire
a dire (con la fotografia) quello che vuole dire.
Sotto il profilo del "documento" queste de-formazioni sono fondamentali e limitano
ulteriormente la capacità della fotografia di "documentare" la realtà.
Per esempio: se un volto viene ripreso con un forte grandangolare, apparirà brutto e sgraziato
anche se è il volto più bello e più regolare del mondo; se di un evento, un pestaggio, colgo
solo un dettaglio o angolo in un certo modo, quell'evento potrà apparire addirittura il viceversa
di quello che esso era in realtà.
Non si può quindi concludere che la fotografia non può essere "documento", bensì che la
fotografia può essere "DOCUMENTO" solo entri i limiti assai ristretti e per gli aspetti del
"soggetto" in cui, e di cui, può essere documento.
a.2 –
Fotografia come mezzo espressivo
Più agevole è parlare di "fotografia" come "mezzo espressivo" e quindi anche "creativo".
Sotto questo profilo, però, non bisogna dimenticare che essa è "immagine tecnica" e che per
tanto non deve e non può essere considerata alla stregua della pittura o di altre forme
espressive. E' questo un equivoco in cui sono caduti molti fotografi che si danno all'arte
fotografica credendo di fare una “buona fotografia” quando riescono a realizzare
tecnicamente degli effetti che sono tipici per es. della pittura dell'uno o dell'altro stile.
Questo potrà essere talvolta “arte della tecnica” fotografica ma “non arte fotografica”, cioè
espressione o poesia realizzata con questo tipico linguaggio. L'equivoco ha portato di volta in
volta a puntare su obiettivi il più lontano possibile dal "normale", a manipolare le fotografie :
in sede di sviluppo,
in sede di stampa e, oggi, anche
tramite le moderne tecnologie informatiche, computer,
a creare strani oggetti da riprendere e strani modi di riprenderli.
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Ma l'arte fotografica non va per questa strada !
Che la fotografia sia "arte" si può anche (e si deve) ammettere, ma essa è anzitutto
"linguaggio", cioè "mezzo espressivo". E ciò che viene espresso è un contenuto mentale o
"idea" che può essere di vari generi (come s'è già visto) dei quali uno solo è quello dell' idea
poetica o idea estetica. L'arte - o meglio l'artisticità - (l'equivoco nasce spesso dal fatto di
confondere arte con artisticità) - é una qualità dell'opera, e non lo strumento espressivo.
E così si profila il problema :
"Quando una fotografia è veramente una "buona" o una "bella" fotografia ?”
“Quando una fotografia è “veramente fotografia ?"
Il discorso - più che complesso - è lungo; ma si può affrontare globalmente col seguente
criterio di base : la FOTOGRAFIA é MEZZO ESPRESSIVO, vale a dire che "Esprime
Rappresentando" e che quindi c'è una "rappresentazione" la quale è sempre in funzione di
"espressione"; la FOTOGRAFIA é ESPRESSIONE di un contenuto mentale o idea-logico (non
'ideologico").
Quindi si deve partire dall'IDEA e non dalla COSA rappresentata.
Con una certa “rappresentazione” l'IDEA può essere espressa "bene" e anche "bellamente".
Ed ecco sorgere il problema che si ricollega a quella frase
"la fotografia di una seggiola non è
una seggiola
": il SIGNIFICATO di una foto non è dato dal significato della cosa rappresentata,
bensì da ciò che la foto assume per il fatto di rappresentarla in "un certo MODO".
Dietro a questo "certo MODO", c'è tutto il problema e il fenomeno della significazione, delle
capacità espressive, delle de-formazioni tecniche della fotografia.
E' per questo "un certo modo" che il fotografo riesce ad esprimere la propria IDEA e, quindi:
- a "FARE ARTE" se per arte si intende l'opportuno e specifico modo di usare il mezzo
espressivo (così come c'è un'arte orafa, culinaria, bellica ecc.) ed eventualmente
a "FARE COSE ARTISTICHE", cioè che hanno la qualità della bellezza estetica (e non
solo naturale) se per arte si intende la qualità estetica - poetica - delle opere dell'ingegno e
della fantasia umani.
b) il RACCONTO FOTOGRAFICO (parte seconda)
b.1 –
il TEMA fotografico, fotografia singola o racconto?
Il tema fotografico è sempre stato considerato come una spina nel fianco alla libertà di
movimento del fotoamatore nonché un limitatore delle sue capacità espressive. E' vero?
Sembrerebbe di no. I temi, in genere, sono così vasti fa concedere infinite variazioni ed
altrettante interpretazioni. Direi anzi che il "tema" libera il fotoamatore: dall'inedia, dalla
mancanza di idee, dal fare il cacciatore di immagini qualsiasi.
E' un banco di prova!
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Il tema ha bisogno di meno fortuna e più intenzionalità tecnica ed artistica per essere svolto
con risultati positivi. Ben vengano dunque quei concorsi che indicano un argomento e che
consentono, a seconda dei casi, di documentarlo o di interpretarlo con fantasia.
Sta in noi svolgere il tema con fantasia, originalità e personalità !
Se per molti le nostre fotografie rappresentano il bel risultato del nostro impegno devono, a
mio avviso, diventare anche la materializzazione del punto d'arrivo della frontiera delle nostre
capacità comunicative.
Più che all'espressione artistica emanante da una singola immagine, da un’istantanea, noi
che riconosciamo il valore informativo della fotografia: come scrittura fluida e continua, come
specchio della parola; dobbiamo dare la preferenza alle immagini unite in ampi contesti, alle
concatenazioni tra un'immagine e l'altra, alle frasi più che alle parole, al racconto più che
all'abbozzo, al libro più che al depliant.
il Racconto conferisce alla fotografia caratteristiche di alta autonomia ed originalità.
Pur riconoscendo l’assoluta efficacia di idee tendenti ad esaltare l'espressione artistica e/o
informativa nella singola immagine, è necessario spostare il nostro interesse sul fatto che
più immagini fotografiche - collegate tra loro - possono meglio descrivere ed approfondire
fatti, idee, sentimenti... e così dar vita, nella forma di "sequenza" ad una "stesura scritta", ad
una "letteratura" per immagini fotografiche.
Se per molti le nostre fotografie rappresentano il bel risultato del nostro impegno devono, a
mio avviso, diventare anche la: materializzazione del punto d'arrivo della frontiera delle nostre
capacità comunicative. Una frontiera che possiamo e dobbiamo dilatare con lo studio e
l'esercizio delle potenzialità espressive che sono proprie del linguaggio fotografico. La nostra
attività di fotoamatori, in merito alla fotografia stampata, può essere orientata all'ottenimento :
- del la fotograf ia singola,
- del la ser ie di fotograf ie,
- del le fotograf ie per i l lust rare,
- del racconto f otografico.
Tutti questi diversi prodotti hanno pari dignità artistica. Ognuno di loro però presuppone una
diversa mentalità, per essere ben fatto, ed offre differenti finalità perché:
- per comunicare un'idea, può bastare una singola fotografia;
- per comunicare un complesso di idee, è sufficiente una serie di singole foto;
- ma per comunicare lo sviluppo di un'azione, l'evoluzione di una realtà, la dinamica di una
poetica, le ragioni di un concetto, è necessario realizzare un racconto fotografico.
Non confondiamo poi il concetto di fotoreportage con quello di racconto fotografico.
Il fotoreportage può essere un unico racconto fot. ma può contenere anche
diversi racconti intercalati da serie di foto singole, comunque legate ad un evento
reale. Questa scelta sta nel fotografo quando si rapporta con la realtà.
Il racconto fotografico va invece inteso come un insieme di foto (non
necessariamente realistiche) che esprimono un significato compiuto solo in virtù del
loro effetto corale
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Le immagini sviluppano il nostro messaggio nel loro succedersi, con un inizio ed una fine, ed
ognuna di esse ci rivela nella continuità una novità rispetto alla precedente.
Il racconto si rafforza se realizzato con coerenza tematica e tecnica, e se si riesce ad
economizzare nel numero di fotografie. Fotografare con la finalità di realizzare un racconto
fotografico è sicuramente una scelta di alto profilo tecnico-espressiva. Infatti è necessario
unire l'esperienza di anni di attività, allo sviluppo di nuove capacità recettive ed espressive.
b.2 –
il RACCONTO fotografico e l’IDEA centrale
Ogni portfolio - insieme omogeneo di immagini - nasce attorno ad un' IDEA centrale.
Per realizzare un portfolio fotografico si deve tener conto di quattro concetti fondamentali:
1. INTENZIONE (verbo all'infinito, far vedere, documentare, spiegare, coinvolgere) e IDEA CENTRALE
2. CONTINUITA’ e NOVITA’
3. COERENZA di LINGUAGGIO
4. VERIFICA dell'IDEA; l'idea centrale del racconto fotografico può essere :
idea di tipo "documentaria"
- per documentare una certa realtà, per farla conoscere, per informare
idea di tipo "narrativo-tematica"
- per narrare qualcosa che non sia necessariamente l'evento o il soggetto ripresi nella
loro materialità, per esprimere un concetto, per esprimere un tema, per esprimere una
valutazione, una constatazione esistenziale
idea di tipo "narrativo-artistica"
- per esprimere qualcosa di contemplabile (armonie di forme e di colori)
idea di tipo "creativo" e "concettuale"
- per provocare emozioni di natura utilitaristica (curiosità, pubblicità, propaganda ... )
Uno o più tipi di queste idee possono albergare nello stesso portfolio ed é mediante la "lettura
strutturale" che si possono identificare
b.3 –
tre aspetti del raccontare con le immagini
Scorrono fluide le parole di un discorso creando sensazioni e visioni nella mente di chi
ascolta. Scorre veloce la pellicola di un film, lasciando tuttavia un ricordo per singoli
fotogrammi. Scorrono armoniose le note di una canzone esponendo pensieri e sentimenti.
Qualunque sia il mezzo, scelto per comunicare e narrare, lo scopo è sempre quello di creare
in chi ascolta un’idea ben precisa, un’immagine nitida. Come in fotografia.
La “fotografia” si fa carico di una grande responsabilità svolgendo il ruolo di memoria
collettiva, di stimolo della coscienza che ciascuno vorrebbe modificare. La “fotografia” è forse
oggi il mezzo di comunicazione che ha maggior impatto e diffusione. Il fotoamatore dovrebbe
svolgere un ruolo fondamentale in questa presa di coscienza di sé e della società in cui vive.
Se scattiamo e poi mettiamo insieme un certo numero di fotografie "LEGATE" in qualche
modo tra loro, abbiamo realizzato un "RACCONTO FOTOGRAFICO".
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"Perché quindi affidare, in definitiva, a più immagini un unico significato, anziché lasciare i
singoli significati a immagini isolate?"
Forse perché un'immagine singola assomiglia ad una
parola che ha un suo preciso significato, ma se collochiamo la parola in una frase adeguata, il
suo significato si arricchisce e si completa.
La frase fatta con le fotografie è l'opera che appunto chiamiamo “RACCONTO
FOTOGRAFICO", come una frase costruita con parole ha un suo significato, altrettanto
possiamo dire per il Racconto o Portfolio fotografico.
Consideriamo allora “Tre aspetti del RACCONTARE con le immagini”:
1°)
! il "SIGNIFICATO"
E' evidente che ciascuna immagine del racconto dovrà avere un proprio significato, ma
l'operazione di strutturare l'opera in un certo modo (da una "molteplicità'" ad una "unicità")
porterà al significato vero del RACCONTO (che non sarà il significato di alcuna singola foto e
nemmeno la semplice somma dei singoli significati) ma un significato ulteriore - caratteristico
del raccontare - che nascerà dal sapiente "accostamento delle foto stesse.
2°)
! lo "SCORRERE DEL TEMPO"
nella struttura linguistica il verbo indica: un'azione e, quindi, un passaggio, un movimento, un
prima e un dopo. In un’immagine fotografica non c'è un prima e un dopo, ma ci possono
essere: un piccolo o un grande, un davanti o un dietro, una destra o una sinistra, un fermo o
un mosso, un nitido o uno sfuocato. L'accostamento di due o più immagini si presta bene a
suggerire il passaggio da una situazione all'altra, tempi successivamente diversi.
3°)
! il "DIRE DI PIÙ E MEGLIO"
Immaginiamo di sottoporre un nostro "racconto fotografico" ad un duplice esame:
il primo riguardante le informazioni da dare nel coerente progetto narrativo predisposto, cioè
la "CONTINUITA’" del racconto; il secondo riguardante il livello espressivo, cioè la "NOVITA’"
del racconto. Se il "racconto fotografico" supererà l'esame, se presenterà "continuità" e
"novità", molto probabilmente riuscirà anche a dire "di più e meglio" di quanto avrebbe potuto
dire un uguale numero di singole foto.

 
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